Chi sono

Io per vivere ho fatto il restauratore. Da questa esperienza ho capito che la mia parte creativa non poteva trovare sbocco in questo tipo di lavoro, allora l’ho investita nei momenti liberi della mia vita.

“Scolpire è tracciare e tracciare è scrivere. Scrivere dell’Io e dell’altro.
Rigorosi blocchi di marmo e anonimi pezzi di legno diventano i custodi di storie, di memorie, di qualcosa che è stato e che sarà. Tra il definito e l’indefinito, tra il pieno e la sua assenza, tra il conscio e l’inconscio, c’è una traccia, un segno, un’impronta che viene a essere voce e testimonianza di una realtà che ci appartiene. Linee morbide e raffinate disegnano corpi abusati, le vene del marmo diventano reali, parte viva di volti segnati e di corpi portatori di cicatrici. L’occhio percorre una linea che man mano prende una forma, rivelando e fissando nello spazio tracce di un vissuto. Ogni opera è una traccia che ci invita ad essere ascoltata, non riusciamo a distogliere lo sguardo e a fare finta di niente, perché siamo messi a nudo, perché ognuna di esse ci rimanda ad una parte di noi che è sempre stata velata o volutamente dimenticata, a storie vecchie che sono le nostre, ma che saranno probabilmente il futuro di altri. Si percepisce un’indagine su se stessi, una necessità di appartenenza, una voglia di affermare una propria identità ma anche una ricerca per e verso l’altro. Sono corpi pesanti nella loro materialità e fragili nella loro essenza, ma nella loro vulnerabilità e deperibilità c’è una possibilità, un indizio che ci avvicina all’altro” [dalla presentazione di Alessia Rotondo alla prima Mostra di Ireneo Passera a Ciserano (BG)].

Accostarsi alla scultura è un percorso a me connaturato. È l’istinto che mi porta a percepire e carpire la vitalità che trattengono in sé i materiali. Liberare l’emozione esprimendola attraverso differenti materie è cogliere l’energia che in esse si è solidificata. Non faccio disegni preparatori che supportino il blocco di marmo, di pietra, legno, ferro o gesso per essere scolpito. È nel materiale stesso che sono trattenute e si celano le sculture. È il materiale che mi obbliga a cambiare percorso o risveglia inattese idee che portano al raggiungimento di nuove mete. Sono le venature, le crepe, l’imperfezione ed i riflessi di luce che interagiscono. Attraverso gli utensili raggiungo le mani e, tramite le mani, la mente. Il filo in ferro che s’accosta, si sovrappone fino a definire o straziare la forma che man mano si concretizza, dà forma al pensiero nascosto.

Sono nato nel 1960 ad Arcene (BG). Ho frequentato il Liceo artistico a Bergamo e a Novara. La mia carriera lavorativa si svolge nell’ambito del restauro ligneo. Inizio a scolpire nel 2003 e proseguo tuttora esponendo soprattutto tra Piemonte e Lombardia.
Fare lo scultore non è il mestiere che mi dà da vivere, ma è quello che più di tutto mi permette di esprimere ciò che provo e sento. E guardandomi indietro, per quanto mi ricordo, la creatività ha sempre avuto uno spazio importante come mio modo di essere.

Sono convinto, nonostante siano passati diversi anni, che la scultura rimanga la possibilità per una profonda lettura di me stesso, il modo di interagire con i materiali agendo sulle loro fragilità e vincere le resistenze mie e loro. Cerco un percorso che mi porti o mi avvicini alle storie intime e personali.

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